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15 dicembre 2016

Corriere Fiorentino

Castellina in Chianti, 25 generazioni di vino nella cantina in mattoni

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Dal 1435 producono vino ma non solo. E’ del 1398 infatti un documento in cui Ser Lapo Mazzei, un antenato, parlava di questi commerci, in una poi rinominata “Lettera di vino”, utilizzando per la prima volta la denominazione di Chianti. Ser Lapo era per primo viticoltore a Carmignano, Notaio della Signoria fiorentina, Ambasciatore e Proconsole dell’Arte dei Giudici e dei Notai e autore di un ricco epistolario, realizzato con il noto mecenate, Francesco Datini, in cui si trovavano tanti consigli giuridici ed economici ma anche note sull’agricoltura e l’enologia. A Castello di Fonterutoli ancora oggi si respira l’antichità della famiglia dei Marchesi Mazzei che dopo 25 generazioni continuano a produrre vino. Dal borgo, dove si trovava la prima cantina funzionale si sono poi spostati nell’attuale: il progetto, dell’architetto Agnese Mazzei, risale al 1997 e la conclusione dei lavori è del 2006, la prima vendemmia del 2007. Questo per unificare la produzione e aumentarla, dal 2000 si sono aggiunti 40 ettari dei 117 vitati, dei 650 di proprietà (divisi in 5 zone: Fonterutoli, Siepi, Le Ripe, Belvedere, Caggio). Il rivestimento della cantina celebra il luogo con l’utilizzo del mattone locale. Tre livelli di profondità per consentire alle uve raccolte nel piazzale di scendere per le varie fasi della vinificazione e maturazione nel legno, nel modo più naturale possibile, attraverso la forza di gravità. Sono ben 74 le vasche di vinificazione in acciaio per una lavorazione delle uve di ciascuna parcella singolarmente, al fine di salvaguardare la biodiversità. IL PUNTO DI FORZA Quindici metri sotto la piazza che accoglie i visitatori, sono state trovate, durante gli scavi per costruire la cantina, cinque falde acquifere che scorrono in maniera naturale e donano un’umidità del 90%, in maniera costante, alla barricaia, dove sono custoditi oltre 3000 fusti di rovere. I VINI SCELTI Nove etichette delle 400.000 bottiglie solo nel Chianti classico, altre aziende sono in Maremma, Tenuta di Belguardo e Zisola in Sicilia. Nel carrello vanno Mix 36, 2013 (sangiovese puro), un progetto che racchiude ben 36 tipi diversi di Sangiovese coltivati in un singolo vigneto sperimentale (52 euro, edizione limitata). Vino da meditazione in divenire al naso e alla bocca, molto persistente, per gli irriducibili del sangiovese, si può abbinare anche ad arrosti e formaggi stagionati. Una vigna a sé per la produzione de Le Siepi 2013, Cru di Sangiovese e Merlot in parti uguali (84 euro). Sentori primari e terziari si incontrano, dal frutto alle spezie, alle erbe quanto basta, per un vino di notevole complessità e piacevolezza, col merlot che chiude in rotondità. Da accompagnamento a piatti di cacciagione e intingoli. (Divina Vitale)