Mazzei / Approfondimenti I Toni caldi delle Terre di Siena

Approfondimenti

I Toni caldi delle Terre di Siena

02 Dicembre 2011 -

 

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Nella seconda passeggiata l’architetto Agnese Mazzei ci racconta la sua filosofia di intervento a Fonterutoli. E la sua ‘mano’ creativa, ch’è partita dal bisogno imprescindibile di entrare in relazione con i colori del  territorio.

 

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Compito non facile per un architetto quello di intervenire sul passato con proiezioni sul futuro. Si devono rendere compatibili linguaggi diversi, farli interagire per giungere a un risultato che sia condiviso e convincente.
È una scommessa che r
ichiede mano delicata e forse qualche rinuncia alla libertà creativa. Insomma si deve giocare sul difficile tavolo del compromesso (inteso nella sua accezione migliore) e soppesare ogni scelta ‘nuova’ perché sia ben accetta da ciò che già c’è da tanto tempo ed esige il diritto di condurre il gioco.
Come ha affrontato il lavoro di ripristino degli interni di molti ambienti di Fonterutoli da destinare all’ospitalit
à?

Definirei i miei interventi classici e contemporanei. Classici in quanto rispetto la struttura dell’edificio e la sua storia ma non indulgo in particolari pretestuosamente rusticheggianti.
Ho cercato di dare luce allo spazio, attraverso semplici accorgimenti strutturali e coloristici con un respiro contemporaneo.

Molto è già stato fatto. Alcuni appartamenti sono già fruibili: La Limonaia, il Carpentiere, Il Glicine Piccolo, Il Glicine Grande.
Mi descriva la sua stanza ‘tipo’.

Per esemplificare scelgo una camera che si affaccia su una loggia, dove ho reinterpretato le proporzioni fra vuoti e pieni, e l’articolazione degli spazi. Questo è servito a dare maggior luce e respiro all’insieme senza stravolgere la costruttiva originaria. Come pavimento ho utilizzato un assito in legno, nel bagno invece ho usato una pietra calcarea chiara, il rivestimento della grande vasca doccia ovale è stato trattato con calce lavorata, tipo tadelakt marocchino che dà un bell’effetto di luminosità. Il tutto per creare una continuità cromatica  fra tutti i materiali e anche con la camera in cui dominano i toni caldi  delle terre senesi.

La Locanda e poi l’Osteria di Fonterutoli, un piccolo angolo di sobrietà.

L’Osteria era un fienile sul crinale della collina prospiciente sul paese. Desideravo che mantenesse la sua identità, architettonicamente diversa dagli edifici del borgo. E non volevo neppure che, all’interno il taglio fosse forzatamente rurale ecco perchè i mobili fissi sono laccati bianchi (non decapati alla provenzale) e hanno l’aspetto dei mobili da dispensa di un tempo. La cucina a vista attraverso una porta alta a vetri, è un mio tema ricorrente, mi piace molto avere involucri classici e interni high tech, come ho fatto anche per la cantina di Sassicaia. Ma il mio lavoro è poi esaltato dall’esterno, un grazioso spazio aperto che guarda Siena e se ne innamora. E di questo non posso vantare nessun merito.



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